Camarda

 
 

STORIA DI CAMARDA

 
stemma

Il territorio di Camarda, della provincia dell’Aquila, confina da levante con Filetto, da tramontana con Assergi, da ponente con Aragno e da mezzodì con Paganica.
La zona, oltre seicentomila anni fa, durante l’era quaternaria, era sommersa dal grande lago pleistocenico della conca aquilana, che a nord-ovest si inoltrava lungo il corso del Raiale, raggiungendo la valle di Assergi.
L’enorme massa d’acqua, erodendo nei secoli le rocce, defluì rapidamente, lasciando, circa trentamila anni or sono, l’attuale configurazione topografica.
Per quanto riguarda le origini del paese esistono diverse versioni.
In una di queste si suppone che durante l’incursione dei barbari, alcuni popoli, fuggendo, si fossero attendati nelle gole del Gran Sasso e che il loro attendamento avesse dato il nome di Camarda.
Una leggenda popolare narra invece che l’origine del paese sia avvenuta durante le scorrerie dei Longobardi. In quei tempi la popolazione, che coltivava grano nel territorio, aveva ammucchiato i covoni nei campi e gli uomini che dovevano custodirli si erano addormentati. Passarono gli indemoniati Longobardi e dettero fuoco ai covoni. Gli uomini si risvegliarono e gridarono: cama ardet, cama ardet. Da quel tempo, pare, nacque il nome di Camarda.
In varie documentazioni, che risalgono al XII secolo (1178), viene già nominato il nome del castello di Camarda in occasione della conferma da parte di Alessandro III  a Pagano, vescovo di Forconia, come uno dei territori in suo possesso.
All’inizio della seconda metà del secolo XIII  Camarda  concorse alla fondazione della città dell’Aquila, trasferendo poi parte dei suoi abitanti nel locale assegnatole, nel quartiere di S. Maria.
La storia del paese segue poi le vicissitudini della città dell’Aquila durante le dominazioni francesi e spagnole.
Camarda, divenuto comune dopo l’unità d’Italia, fu soppresso nel 1927, divenendo prima Delegazione e poi IX Circoscrizione del comune dell’Aquila.

 
 
 

I SIMBOLI DI CAMARDA

 

Torre del castello – Al vertice dell’agglomerato torreedilizio di Camarda si ergeva, maestosa e solenne, la torre, detta del Castello, che merita un cenno speciale. Questa era composta da un muro, che girava in quattro angoli, non tutti uguali, con altrettanti torrioni, dei quali quello posto a settentrione era il più alto, l’attuale torre del castello. La sua costruzione è da ricondurre con ogni probabilità al fenomeno dell’incastellamento, verificatosi intorno al Mille, anche se l’impianto arrivato ai giorni nostri si riferisce ad un rifacimento del tardo quattrocento. Come in quasi tutti i castelli, fu quasi certamente la torre principale ad essere edificata per prima, con funzione di avvistamento e di controllo del territorio. Ad essa, in un secondo tempo, fu collegata la muraglia, di forma trapezoidale, che comprende altre due torri rompi-tratta ad ovest e una torre angolare a sud. L’insieme assume la classica connotazione del castello-recinto, in questo caso assai prossimo al centro abitato, con qualche edificio all’interno delle mura.
Durante il corso del XIX secolo, la torre principale e la torre a sud vennero trasformate in colombaie, come le abbiamo conosciute ai nostri giorni,  mentre non sappiamo quando fu abbattuta la porta d’ingresso al recinto.

 

Chiesa di S. Giovanni Battista – Non esistono documenti riguardanti S.Giovannila costruzione della chiesa parrocchiale: pertanto nulla si può dire circa la data della sua fondazione e la struttura primitiva di essa. Osservando però le mura esterne è possibile leggere le fasi degli ampliamenti e innalzamenti. Nei muri esterni laterali, sia ad est che ad ovest, si vedono due feritoie per parte, ora chiuse, appartenenti all’antica chiesa, piuttosto bassa, quasi certamente coperta con tetto a travature a vista. All’interno di questa chiesa medioevale, fu poi inserito nel 1478 il tabernacolo. Sotto la chiesa è presente tuttora una grotta o cripta, che una volta era utilizzata come luogo di sepoltura.
Nel 1976 fu sostituito l’altare maggiore con l’altare frontale, riutilizzando importanti elementi lapidei e fu costruito accanto ad esso il battistero in pietra.

 

Chiesa SS. ma Maria di Valleverde – Già anteriormenteValleverde al 1588 esisteva nei pressi di Camarda una cappella denominata S. Maria di Valleverde, perché sita nella valle omonima. L’8 settembre di quell’anno, il vescovo Mariano Racciaccaris, mentre compiva la visita pastorale alla parrocchia, la benedisse e collocò poi la prima pietra della chiesa da costruire in quel posto, dopo che la Vergine aveva operato alcuni miracoli, suscitando una grande devozione fra la gente. La primitiva cappella non fu demolita, ma abbandonata al suo destino. Ridotta in condizioni critiche nel 1819 si decise di riedificarla, poiche era indispensabile per la popolazione di Camarda.
Successivamente, nel 1964, fu realizzato l’ultimo restauro. Fu demolito il fatiscente tetto di legno nonché il soffitto e fu costruito il tetto, con cinque capriate, in cemento, fu rimosso l’altare in stucco e fu rifatto, frontale, in pietra di Trani. Furono tolti anche i quattro altari laterali e l’organo, che da anni non suonava più.

 

Orologio pubblico del Treo – Già nel 1817 si pensavaorologio all’orologio da installare sull’alta torre del castello nella sommità del paese. Per l’installazione dell’orologio si cambiò continuamente sito, addirittura si era anche pensato di collocarlo sulla facciata della chiesa. Per fortuna non se ne fece nulla. Infatti nel marzo del 1873 ecco una nuova idea: costruire un’apposita torre dell’orologio nella piazzetta del Treo, dove si trova tuttora.
L’orologio del Treo non è mai stato un modello di precisione, infatti, si usava dire:”L’orologio del Treo è sempre matto per cinque lire mancate al patto fatto”.
Una vendetta dell’orologiaio, non soddisfatto per il compenso ricevuto, sarebbe all’origine delle pazzie dell’orologio, che si divertiva a suonare rintocchi interminabili.

 
 
 

L’argomento quì riportato è stato estratto dal testo “CAMARDA di DEMETRIO GIANFRANCESCO” stampato nel mese di maggio 1988.