Urbanisti: tra 10 anni il centro dell’Aquila non esisterà più.

31 ottobre 2010 da Gianluca De Cecchis
Pubblicato in: Terremoto 

La denuncia degli urbanisti a Venezia: tra dieci anni, quando i lavori saranno finiti, il centro non esisterà più. Cialente, “Parlano di cose che non conoscono” A un anno e mezzo dal terremoto, l`Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), massimo ente di ricerca nel settore, ha pubblicato uno studio sulla ricostruzione che, più che un «libro bianco» come recita il titolo, è un libro molto nero. Si scopre che ancora non si sa chi, come e quando ricostruirà l`Aquila: il decreto legge varato nel pieno dell`emergenza parlava genericamente di un «piano di ricostruzione» rimasto lettera morta.

La struttura tecnica che ha ereditato la gestione dalla Protezione civile conta solo cinque dipendenti, di cui un autista e un vigile del fuoco, senza nemmeno un architetto. Comune (guidato dal Pd Massimo Cialente) e commissario straordinario (il governatore PdL Gianni Chiodi) presentano a distanza di pochi giorni due bandi diversi per progetti sulle stesse aree, generando effetti fantozziani nei cittadini che non sanno a quale partecipare. La deregulation urbanistica (il Comune ha detto: costruite dove vi pare) ha prodotto 1500 villette (pietà delle quali abusive) in zone vincolate e persino a rischio idrogeologico. Il centro storico non solo resta inaccessibile, ma è persino vietato ai proprietari ristrutturare le case a spese proprie, né si sa per quanto tempo ancora. Fuori dalla zona rossa, il vaglio dei progetti non avviene a L’Aquila: è stato affidato a due consorzi universitari (valore dei contratto 12 milioni di euro) che smistano le pratiche a tecnici sparsi in tutta Italia. Sicché i fascicoli fanno giri incredibili prima di tornare in Abruzzo. «A me è capitato di presentare un progetto che poi è stato valutato da un perito di Forlì e da uno di Bagnara Calabra, che non sono mai venuti a l`Aquila», racconta Piero Properzi, docente di urbanistica nel capoluogo abruzzese e curatore del rapporto, a cui il sisma ha distrutto casa e ufficio. Gli urbanisti dell`Inu – al dossier, presentato a Venezia nell`mbito della rassegna UrbanPromo, hanno lavorato 170 studiosi – non sono talebani e anzi riconoscono alla Protezione civile di aver fatto un miracolo nella costruzione delle new town («Case di qualità costruite in cinque mesi, record mondiale»).
Però, spiega Properzi, «l`intervento straordínarío funziona benissimo per l`emergenza, malissimo per governare». Tanto da costringere I`Inu a fare una richiesta disperata e paradossale:

«Serve una legge speciale per ripristinare le procedure normali».
A cominciare dall`approccio di fronte alla città distrutta dal quattordicesimo terremoto della sua storia. Marco Romano, docente di estetica della città a Milano, usa una metafora sanitaria: «Quando uno arriva in ospedale spappolato dopo un incidente, la prima cosa che si guarda è il cuore: se non funziona quello, inutile rimettere a posto il resto. Ecco, il cuore dell`Aquila, il centro storico, finora è stato ignorato. La Protezione civile ha deciso di partire dalle fratture agli arti». Così nascono le new town, 19 quartieri per 21 mila persone (ora ce ne sono 15 mila) su aree agricole attorno alla città «scelte frettolosamente – spiega Federico Oliva, presidente dell`Inu – e assecondando un calcolo politico, non un disegno strategico». Il rischio è che quando la ricostruzione sarà finita, il centro storico sarà privo di negozi e residenti, tutti definitivamente emigrati nelle nuove periferie. E le new town, polverizzate sul territorio lungo un asse di 14 chilometri, diventeranno «ghetti per marginalità sociali». Inoltre L`Aquila, così atomizzata, «da città dei parchi si trasformerà nella più motorizzata d`Italia, un luna park di mobilità impazzita, perché per ogni cosa bisogna prendere l`auto». Problemi in parte già esistenti, visto che il Comune fatica a fornire gli scuolabus e alcuni genitori hanno fondato un comitato di protesta.

«Qui tutti si sentono dei piccoli Bertolaso», chiosa Properzi.
Che vede ancora più nero per il futuro: tra archistar e fondi immobiliari scatenati, elezioni comunali alle porte (si eleggerà il sindaco della ricostruzione) e strane imprese campane che si offrono agli aquilani con generosi prestiti, «l`assalto alla diligenza è destinato a continuare».

INTERVISTA A CIALENTE: “PARLANO DI COSE CHE NON CONOSCONO”

Massimo Cialente, lei è il sindaco dell’Aquila: come commenta la denuncia degli urbanisti? «Parlano di cose che non conoscono. Avrei voluto vedere loro: ricostruire il centro storico è complicatissimo, partire dalle periferie era una necessità». Non si potevano fare le due cose insieme? «Ma io dovevo evitare una diaspora degli aquilani, bisognava costruire una città provvisoria altrimenti sarebbero andati via. Con questo non voglio dire che tutto è perfetto. Ci sono stati ritardi, ma andiamo a vedere in altre regioni, per esempio l’Umbria, se hanno fatto prima».
Gli urbanisti sostengono che quando sarà ricostruito, il centro storico e quindi L’Aquila non esisteranno più, saranno un’altra cosa. Esagerano? «E’ un rischio, dobbiamo evitarlo. Per alcune zone edificate nel dopoguerra si può pensare di insediare nuove attività, botteghe. Una sorta di modello Berlino».
Un piano di ricostruzione non esiste, i soldi? «Questo è un problema, ma senza preventivi è difficile stabilire quanti soldi servono. Intanto cominciamo con le aree sperimentali».
Secondo l’allarme lanciato ieri a Venezia dall’Inu la scelta di queste aree genera una guerra per bande. «Figuriamoci. Io devo portare il gas, perché gli impianti sono distrutti, questo è il mio problema!».
E i progetti che viaggiano in tutta Italia, valutati da periti calabresi o emiliani? «All’inizio c’era in effetti molta confusione, ma questo sistema ha evitato sprechi. Chi non ha legami diretti con le zone interessate controlla meglio. Posso dimostrare che questa è la ricostruzione meno costosa della storia».
E i conflitti di competenze? «Ecco, quello è un problema, la governance. Per la prima volta gli enti locali sono esautorati, per questo mi sono dimesso da subcommissario alla ricostruzione».
E le new town di Berlusconi e Bertolaso? Saranno i nuovi ghetti? «Abbiamo scelto di addossarli alle frazioni che già c’erano proprio per fare massa critica e rigenerarle. Con i nuovi residenti diventano quartieri residenziali satellitari, con una eccellente qualità della vita» .C’è un boom di villette, grazie alla sua deregulation? «Sono una soluzione temporanea. Tre anni per non andare a dormire sotto i ponti. Se sarò sindaco tra tre anni, le assicuro che saprò che cosa fare»

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Commenti

Un Commento su Urbanisti: tra 10 anni il centro dell’Aquila non esisterà più.

  1. Veanna, dom 3 lug 2011 alle 22:37
  2. Geez, that’s unebelivable. Kudos and such.

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